Malala

La 17enne Malala Yousafzai è stata vittima di un attentato talebano nel 2012 perché difendeva il diritto delle bambine allo studio.           

E’ stata premiata con il Premio Nobel per la Pace 2014 per la sua lotta a favore dei bambini e del loro diritto all'istruzione.                                                                                                

. il film

. il libro

Dal libro: Malala racconta il tentato omicidio da lei subìto.

Un brano tratto dal libro.pdf
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. il Premio Nobel

. il discorso

Una sintesi del suo discorso tenuto ad Oslo durante la premiazione:

 

Vostre Maestà,
illustri membri del comitato per il Nobel, cari fratelli e sorelle, oggi è un giorno di grande gioia per me, sono onorata che il comitato del Nobel mi abbia scelto per questo prezioso premio.

Questo premio non è solo per me. È per i bambini dimenticati che vogliono un’istruzione. È per i bambini spaventati che vogliono la pace. È per i bambini senza voce che vogliono il cambiamento. Sono qui per i loro diritti, per dare loro voce … Non è il momento di averne compassione. È il momento di agire, per fare in modo che sia l’ultima volta che a dei bambini è sottratta l’istruzione.

 

 

L’istruzione è una delle benedizioni della vita – e una delle sue necessità.                 

Me lo dice l’esperienza dei miei 17 anni di vita. A casa mia nella valle di Swat, nel nord del Pakistan, ho sempre amato la scuola e imparare cose nuove.                                                      

Quando avevo dieci anni Swat, un posto di bellezza e turismo, è diventato improvvisamente un luogo di terrore.                                  Più di 400 scuole sono state distrutte.                               

Alle ragazze è stato impedito di andare a scuola. Le donne sono state picchiate. Innocenti sono stati uccisi.

Tutti abbiamo sofferto.

 

 

I nostri bei sogni sono diventati incubi.                                     L’istruzione da diritto e diventato crimine.

Ma quando il mondo è cambiato, anche le mie priorità sono cambiate. Avevo due opzioni. Stare zitta e aspettare di venire uccisa. O parlare e venire uccisa. Ho deciso di parlare. I terroristi hanno provato a fermarci e il 9 ottobre del 2012: hanno attaccato me e i miei amici. Ma i loro proiettili non potevano vincere. Siamo sopravvissuti. E da quel giorno le nostre voci si sono fatte più forti.

 

Potrò sembrarvi una sola ragazza, una sola persona, per di più alta neanche un metro e sessanta coi tacchi. Ma non sono una voce solitaria: io sono tante voci.                                                             Sono quei 66 milioni di ragazze che non possono andare a scuola.
 

La gente spesso mi chiede perché l’istruzione sia così importante per le ragazze. Rispondo sempre la stessa cosa. Dai primi due capitoli del Corano ho imparato la parola Iqra, che vuol dire “leggere”, e la parola nun wal-qalam, che vuol dire “con la penna”.  Per questo, come ho detto lo scorso anno alle Nazioni Unite,                                          

 «un bambino, un maestro, una penna e un libro

possono cambiare il mondo».  

 

Oggi in mezzo mondo vediamo rapidi progressi, modernizzazione e sviluppo. Ma ci sono paesi dove milioni di persone soffrono ancora dai vecchi problemi della fame, della povertà, delle ingiustizie, dei conflitti.

Ci sono ancora guerre in cui centinaia di migliaia di innocenti perdono la vita.     

                           

Ci sono ancora ragazze che non sono libere di andare a scuola nel nord della Nigeria. Molti bambini in Africa non hanno accesso all’istruzione per la povertà. Molti bambini in India e in Pakistan sono deprivati del loro diritto all’istruzione per tabù sociali, o perché sono stati costretti a lavorare o, le bambine, a sposarsi.

Nel mio villaggio non c’è ancora una scuola superiore per ragazze.  Voglio costruirne una, perché i miei amici possano avere un’istruzione e con essa l’opportunità di raggiungere i loro sogni.              

 

Comincerò da lì, ma non mi fermerò lì.                                              

Continuerò questa battaglia finché ogni bambino non avrà una scuola. Mi sento più forte dopo l’attacco che ho subito, perché so che nessuno può fermarmi, fermarci, perché siamo milioni e siamo uniti.

La mia grande speranza è che questa sia l’ultima volta che dobbiamo combattere per l’istruzione dei bambini

Chiediamo a tutti di unirsi e sostenerci nella nostra battaglia, per poter risolvere questa situazione una volta per tutte. Come ho detto, abbiamo già fatto molti passi nella giusta direzione. Ora è il momento di fare un balzo in avanti.  

 

Non serve dire ai leader quant’è importante l’istruzione:                 lo sanno già, i loro figli sono nelle migliori scuole.                           

È ora di dirgli che devono agire, adesso.

Chiediamo ai leader del mondo di unirsi e fare dell’istruzione la loro priorità numero uno.

Perché nazioni che chiamiamo grandi sono così potenti nel provocare guerre, ma troppo deboli per la pace?

 

Perché è così facile darci una pistola, ma così difficile darci un libro?  Perché è così facile costruire un carrarmato,

ma costruire una scuola è così difficile?  

 

Viviamo nel mondo moderno, nel ventunesimo secolo, e crediamo che nulla è impossibile. Non solo i politici e i leader del mondo, ma tutti dobbiamo fare la nostra parte. Io. Voi. È nostro dovere.

Dobbiamo metterci al lavoro, non aspettare.  

 

Chiedo ai ragazzi come me di alzare la testa, in tutto il mondo.

Cari fratelli e sorelle, diventiamo la prima generazione a decidere di essere l’ultima: classi vuote, infanzie perdute, potenziale perduto, facciamo in modo che queste cose finiscano con noi.

 

Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.

 

Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi.                                Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora. Grazie.